I rifiuti alimentari contribuiscono all'eccesso di consumo di acqua dolce e di combustibili fossili oltre che di gas serra, come metano e biossido di carbonio, durante la fase di decomposizione.

In particolare, ai rifiuti alimentari corrisponderebbe quasi un quarto del consumo totale di acqua potabile e a oltre 300 milioni di barili di petrolio all'anno, vale a dire il quattro per cento dei consumi complessivi di petrolio degli Stati Uniti.

I ricercatori hanno trovato che dal 1974 a oggi negli Stati Uniti i rifiuti alimentari pro capite sono cresciuti del 50 per cento, superando le 1400 calorie per persona al giorno, per un totale complessivo di 150.000 miliardi di calorie all'anno. Alla luce di questi risultati, le valutazioni condotte in studi precedenti sottostimavano del 25 per cento queste quantità.

Per arrivare ai valori espressi nello studio, i ricercatori hanno calcolato la differenza fra i rifornimenti alimentari negli Stati Uniti e il cibo consumato dalla popolazione, quest'ultimo stimato sulla base di modelli matematici già validati da altri studi che correlano il peso corporeo, il suo metabolismo e il cibo assunto.

Secondo i ricercatori, il progressivo aumento degli scarti alimentari indicherebbe che "l'epidemia" di obesità che desta tanto allarme nel paese potrebbe essere il portato di una accresciuta disponibilità di alimenti e delle politiche di marketing di industrie alimentari e e catene di distribuzione che rendono i cittadini incapaci di commisurare l'assunzione e l'acquisto di cibo alle loro necessità.

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